Gestione della conoscenza personale redux
In questa puntata Roberto e Filippo riprendo il tema diel "secondo cervello" e di come gestire la conoscenza e le informazioni in digitale e se e quando ha senso farlo. Sarà uno sguardo d’insieme ed un approfondimento rispetto alla puntata 39.
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In questa puntata Roberto e Filippo riprendo il tema diel “secondo cervello” e di come gestire la conoscenza e le informazioni in digitale e se e quando ha senso farlo. Sarà uno sguardo d’insieme ed un approfondimento rispetto alla puntata 39.
Note dell’episodio
- A2 episodio 39: PKM: precedente puntata sulla gestione della conoscenza personale richiamata come base del redux.
- Il tuo secondo cervello: libro di Tiago Forte da cui parte la riflessione sul metodo CODE e sul sistema PARA.
- Come prendere appunti intelligenti: libro sul metodo Zettelkasten citato nel confronto sui sistemi di note.
- Obsidian: app di note Markdown usata come esempio di secondo cervello e collegamenti tra note.
- iA Writer: editor Markdown citato nel flusso di cattura e scrittura di Filippo.
- Syncthing: sistema di sincronizzazione peer-to-peer usato per evitare dipendenza totale dal cloud proprietario.
- Möbius Sync: app citata per usare Syncthing su iPhone e iPad.
- Cal Newport: autore richiamato nel contesto di concentrazione, lavoro profondo e produttività.
- Joshua Foer: autore citato nel passaggio sul palazzo della memoria.
- L’arte di ricordare tutto: libro collegato al tema della memoria e delle tecniche mnemoniche.
- Tony Buzan: riferimento citato per le mappe mentali.
- Cucinare (in digitale) le idee: articolo di Filippo richiamato per il lavoro sulle idee e sulle mappe mentali.
- A2 episodio 20: Cucinare le idee: puntata A2 collegata alla produzione e organizzazione delle idee.
- Mac Power Users 82: episodio citato tra i riferimenti storici sul tema workflow e note.
- Minimum Viable Product: concetto richiamato quando Filippo parla di ridurre la portata dei progetti.
- Zettelkasten: sistema di note citato come radice storica dei moderni PKM.
Sinossi1
1. Perché tornare sul PKM dopo la puntata 39
Filippo e Roberto aprono l’episodio dichiarando che è un “redux”: tornano sulla gestione della conoscenza personale, già trattata nella puntata 39, perché nel frattempo Filippo ha letto e approfondito meglio alcuni testi, in particolare Il tuo secondo cervello di Tiago Forte. La puntata nasce anche da una sua Office Hour sul tema, occasione per rimettere ordine in sottolineature, appunti e mappe mentali.
La prima digressione riguarda i libri digitali, MediaLibraryOnline, prestito bibliotecario, ebook e rapporto con la carta. Roberto racconta l’ansia dei tredici giorni di prestito e Filippo spiega perché compra sempre meno libri fisici. Il tema non è laterale: introduce il problema della conoscenza che accumuliamo, prestiamo, leggiamo, annotiamo e poi rischiamo di perdere. Parlare di PKM significa chiedersi cosa resta davvero delle informazioni che attraversano le nostre giornate.
2. Appunti, memoria e conoscenze che non usiamo tutti i giorni
Filippo parte da un’esperienza personale: ha sempre avuto buona memoria e per anni ha vissuto di rendita. Poi, però, si accorge che alcune conoscenze pratiche non sono abbastanza frequenti da restare disponibili. L’esempio è tecnico: quando crea una macchina virtuale Debian deve ricordare un comando per rendere un utente sudoer; dopo averlo cercato più volte, crea una nota in Obsidian. Non deve memorizzare il comando, deve ricordarsi che esiste una nota.
“Già l’Hardisk è un secondo cervello in senso tecnico” — Filippo Strozzi, 00:24:10
Questa distinzione è centrale. Il secondo cervello non sostituisce il pensiero, ma conserva informazioni utili, collegamenti e procedure che non ha senso tenere sempre in RAM mentale. Roberto collega il tema agli appunti universitari mai riaperti e all’idea, poi scartata, di scannerizzare tutto. Digitalizzare non basta: se un contenuto non è ritrovabile, collegato o riutilizzabile, resta solo archivio morto.
3. Prima del secondo cervello viene il primo
Filippo introduce una domanda critica: serve davvero un secondo cervello? Prima di parlare di app, note e metodi bisogna capire il primo cervello, cioè come ricordiamo, colleghiamo e usiamo le informazioni. La puntata attraversa memoria orale, libri come strumenti di trasmissione del sapere, poemi in versi, canzoni degli aborigeni australiani come mappe e palazzo della memoria.
Il palazzo della memoria diventa l’esempio più chiaro: ricordiamo bene lo spazio perché, come cacciatori-raccoglitori, per sopravvivere dovevamo sapere dove trovare risorse e come tornare. Le tecniche mnemoniche sfruttano questa predisposizione associando concetti a luoghi. Filippo e Roberto non propongono di imparare tutto a memoria, ma mostrano che ogni sistema digitale dovrebbe rispettare il modo in cui il cervello umano collega elementi diversi.
4. Mappe mentali e collegamenti: il PKM non è un archivio
Roberto formula uno dei punti più importanti: un secondo cervello funzionale deve avere collegamenti tra le cose che inseriamo. Non deve essere immaginato come archivio statico, ma come ambiente in cui idee, fonti, appunti e progetti possono richiamarsi a vicenda. Per questo strumenti come Obsidian, Notion, Craft, Logseq o persino Freeform vengono valutati non solo per dove salvano i dati, ma per come permettono di vedere relazioni.
“devono esserci dei collegamenti tra queste cose” — Roberto Marin, 00:41:23
Filippo parla delle mappe mentali come strumenti fluidi: si buttano giù idee, si spostano, si raggruppano, si eliminano. Non è un talebano delle regole di Tony Buzan, che vorrebbero nodi molto brevi, ma usa la mappa per pensare, scrivere e cucinare le idee. Il vantaggio è creativo: una mappa rende più facile uccidere un’idea o spostarla rispetto a un testo lineare a cui ci si affeziona troppo presto.
5. CODE: catturare, organizzare, distillare, esprimere
La parte più metodologica riguarda Tiago Forte. Filippo presenta CODE: Capture, Organize, Distill, Express. Catturare significa portare dentro video, articoli, podcast, citazioni, link, passaggi di libri e note vocali. Per Filippo la cattura avviene spesso su iPad, con iA Writer e Markdown, poi sincronizzata sui computer con un sistema non basato su iCloud. La scelta dello strumento è personale, ma la fase di cattura deve essere rapida: se richiede troppo sforzo, non verrà usata.
“Il catturare è importante, ma è la fase iniziale.” — Filippo Strozzi, 00:50:33
Organizzare è il passaggio successivo e qui entra PARA: Projects, Areas, Resources, Archives. Filippo ne apprezza il pragmatismo, pur non avendolo implementato integralmente. L’idea è che le informazioni vadano vicino all’azione: un progetto attivo, un’area di responsabilità, una risorsa tematica o un archivio. Non tutto deve stare in un contenitore universale; il valore nasce quando una nota ha un posto coerente con ciò che dovrà produrre o sostenere.
6. Distillare: ridurre il rumore senza perdere profondità
La distillazione è la parte che Filippo trova più interessante. Avere troppe note significa rumore. La sintesi progressiva di Forte propone di tornare sulle note, evidenziare le parti rilevanti, poi ridurre ancora fino a ottenere un colpo d’occhio. Non è semplice riassunto: è un modo per rendere più veloce il ritorno su un materiale quando serve davvero.
Filippo sottolinea che non tutte le idee meritano di sopravvivere. Alcune colpiscono per un momento emotivo e poi si spengono; altre tornano più volte e diventano materiale buono. La possibilità di tenere fonte, evidenziazione, sintesi e nota nello stesso luogo consente di zoomare: dalla frase essenziale al testo originale. Questo è importante anche per citare correttamente, evitare attribuzioni sbagliate e non perdere il contesto.
7. Esprimere: conoscenza orientata ai progetti, ma non solo
L’ultima lettera di CODE, Express, apre una discussione. Forte ragiona molto in ottica produttiva: il secondo cervello serve a creare qualcosa. Filippo concorda in parte, soprattutto perché scrive per lavoro e per passione, ma ricorda che la conoscenza serve anche a comprendere meglio se stessi, gli altri e le situazioni. Non tutto deve diventare output misurabile.
Quando però si deve produrre, alcune idee di Forte sono utili. L’arcipelago delle idee permette di iniziare un testo con già alcuni punti fermi; il ponte di Hemingway suggerisce di fermarsi quando si sa ancora cosa scrivere, così il giorno dopo si riparte in discesa; ridurre la portata aiuta a uscire dal perfezionismo. Filippo cita il principio con onestà personale: è organizzato perché ne ha bisogno, non perché ami l’organizzazione come stile di vita.
“Da ultimo, ridurre la portata.” — Filippo Strozzi, 01:11:23
8. Scegliere il metodo prima dell’app
La chiusura sostanziale ribadisce che lo strumento applica il metodo, non lo sostituisce. Filippo usa Obsidian, iA Writer, Markdown e sincronizzazione personale perché si adattano alle sue esigenze; Roberto usa Notion per gestione settimanale e conoscenza; altri potrebbero usare Note, Freeform, carta o strumenti diversi. Il criterio non è l’app più popolare, ma il rapporto tra cattura, organizzazione, collegamento, distillazione e uso concreto.
La puntata termina con la consapevolezza che il PKM non è un hobby da nerd fine a se stesso. Serve quando le informazioni sono troppe, quando la memoria non basta, quando il lavoro richiede collegamenti tra temi distanti o quando una persona ha bisogno di esternalizzare conoscenze operative. L’ultimo tema reale, prima dei saluti, è proprio questo: ridurre la portata e trovare un sistema sostenibile, perché un secondo cervello troppo complesso diventa un altro problema da gestire.
Questa sinossi è generata con l’intelligenza artificiale a partire dalla trascrizione della puntata. ↩︎
Leggi la trascrizione completa
A2 podcast.
Scopri come ottenere il massimo della tua tecnologia Apple.
Due professionisti, Filippo e Roberto, te lo spiegano con argomenti monotematici ed
ospiti che raccontano il loro flusso di lavoro.
Benvenuti all'episodio 73 di A2 in cui scoprire come ottenere il massimo
della vostra tecnologia Apple.
Io sono sempre il solito, ovvero Roberto Marin e sono il vostro
ospite assieme all'amico Filippo Strozzi.
Di cosa parliamo in questo episodio, Filippo?
Allora, in questo episodio, per la prima volta, credo, nei nostri contenuti
facciamo una ripresa, cioè riparliamo di un argomento di cui abbiamo già
trattato, ma però, anzi, perché poi il ma non è detto, ma
l'idea è quella di parlarne meglio, mettiamola in questi termini, anche perché
originariamente ne avevamo discusso nella puntata 39, cioè la gestione della conoscenza
personale per arrivare al dunque delle vicende e non creare super mega
tensioni ai nostri teleascoltatori, come direbbe qualcuno.
Quindi il Personal Knowledge Management o PM per gli amici.
E l'idea di fondo è nata, diciamo, dal fatto che io poi
ho fatto un approfondimento e quindi ho fatto un webinar.
O meglio, non è vero, non ho fatto un webinar, ma ho
fatto quello che io definisco Office Hour che è il peggior titolo
che devi dare che si può dare a una.
Perché?
Perché le office hour ci sono ovunque.
Quindi, praticamente se tu dici office hour viene fuori la.
cioè come A2, peraltro, perché apro e chiudo una parentesi: tra l'altro
noi abbiamo scelto A2, non mi ricordo neanche più esattamente chi è
venuto fuori con questo nome, non di sicuro io, o tu o
Alex, ok.
Ma il problema qual è?
A2 se vai a cercarlo sulle directory dei podcast, non l'abbiamo fatto
prima, esatto, esatto.
Come al solito, chi è che non guarda le cose?
Vabbè, è colpa anche mia, perché non l'ho controllata.
Esatto, io sto sempre io.
Però, nella sostanza, A2 è un esame di certificazione per le lingue,
credo per la lingua inglese e francese.
E quindi quando vai a digare
, quando vai a digitare quella roba lì viene
fuori tutt'altro.
Quindi devi digitare
proprio posto, poi effettivamente anche dai podcast, non c'è solo il nostro,
ce ne sono anche un sacco di altri.
Ho scoperto, grazie a questa piccola cosa che ci hai detto, mi
hai detto nell'orecchio l'altra volta.
Quindi, morale della favola, vabbè, lasciamo stare.
Comunque, ecco, cosa volevamo dire?
Allora, quindi ne abbiamo parlato già nella puntata 39.
Io ho fatto appunto questa office hour, credo a inizio settembre, credo,
il mese scorso.
No, inizio settembre, proprio, perché la volevo fare a giugno.
Poi, dopo le vicessitudini della vita hanno fatto.
Sì che abbia posticipato il tutto.
Perché avevo fatto questa office hour sui Pika Maem?
Perché alla fine ho letto, forse l'avevo già guardato o l'avevo già
visto, ma nella puntata 39 non credo, ho letto comunque il libro
in italiano di Tiago Forteo cervello, deve essere il nome del libro.
Cosa hai fatto?
L'hai comprato o sei andato su Mol?
Ovviamente io non compro più libri.
No, non è vero, ho comprato recentemente
questo libro.
Perché praticamente noi sentite
?
Non so perché l'ho letto, il titolo lo dico agli ascoltatori che
non l'hanno visto, si chiama Zero Sforzo.
Io non so, io purtroppo ho una deviazione che proprio mi ha
portato lì.
E non potevo non pensare a balle spaziali che lo sforzo sia
con te.
No, invece, è un libro, il secondo libro di Greg McEwan, il
primo è Essenzialism, che è stato tradotto da noi Dritto al ciodo.
Certo, le nostre traduzioni italiane dei libri sono meravigliose.
Sono le migliori, sono veramente le migliori.
Esatto.
Però allora questo libro che ho già letto una volta in inglese:
questa è la traduzione italiana.
La traduzione italiana di appunto famoso Dritto al Sodo, non si trova
più, quindi non l'ho potuta leggere.
E non credo ci sia su M O L, ma la maggior
parte dei libri che leggo attualmente e che non compro.
Alzo la mano io perché bisogna anche spiegarlo: che non tutti conoscono
ML.
Ti racconto la mia parte perché poi so che è diversa da
altre parti.
Io sostanzialmente come abitante della regione Emilia-Romagna ho ovviamente accesso alla biblioteca
di tutta l'Emilia Romagna, tra cui appunto questo servizio che si chiama
non so, Mol, che è l'acronimo di che cosa sta.
Lo cerco.
Tuttavia, praticamente ti permette di leggere su iPad, su anche chi, non
credo Kindle Cobo, credo, o addirittura sul computer, ma è una roba
imbarazzante da leggere.
I libri e quindi con prestito interbancario, ovviamente i libri più gettonati,
quelli appena usciti, ci devi mettere in fila, diciamo.
Ma per esempio i libri di Tiago Forte.
Non lo so, forse ho aspettato un attimino, ma comunque c'è una
quantità di libri enorme e spesso e volentieri, se non sono le
ultime uscite, te li puoi leggere amabilmente, senza nessun tipo di problema.
Ecco, l'unico svantaggio di questi libri è che li puoi prenotare per
13 giorni, che è una roba tremenda.
Cioè, nel senso che leggere un libro in 13 giorni un attimo
di ansia, mettiamola così.
Ok, ho trovato anche l'acronimo, cosa vuol dire essenzialmente è Media Library
Online.
Quindi MLOL, appunto, biblioteca online la biblioteca digitale quotidiana.
E devo dire la verità: è una gran cosa.
Stavo per dando un grande F, ma mi sono trattenuto da parola.
No, no, è grandissimo.
Io invece, per esempio, ho dovuto iscrivermi, anzi, ero già iscritto, ma
devi essere iscritto
a una biblioteca comunale, avere l'accesso, perché da noi qua in Piemonte
sono sempre un po' così.
Non ti basta essere abitante del Piemonte, no, ti devi anche iscrivere
perché devi essere proprio sicuro di essere all'interno di una biblioteca piemontese.
Allora, a onore del vero, a onore del vero, io ho dovuto
me l'aveva consigliato mia sorella in pandemia.
Per leggere i giornali, perché apro chiudono una parentesi.
Dopo attraverso questo sistema, poi addirittura audiobook, video, cioè di tutto di
più.
Devo dire la verità, quello che apprezzo di più è appunto la
possibilità di scaricare l'applicazione, devi registrarti, entrare con le credenziali.
A quel punto lì prendere un codice per l'applicazione sul device, diciamo,
inserire il codice sul device.
A quel punto hai accesso alla biblioteca attraverso il device, e quindi
poi ti scarichi la roba che vuoi.
Hai 5 almeno in Emilia Romagna sono 5 libri al mese, sono
abbastanza, mettiamola così.
E appunto hai la possibilità di farli ogni 13 giorni e se
non sono libri super gettonati, poi puoi riprenderli di nuovo.
Quindi, comunque alla fine sui libri molto gettonati, è scomoda, mettiamoli in
questi termini.
Sì, infatti, sui best seller è meglio lasciare perdere o meglio comprare
il libro quello cartaceo, ma tornando invece: no, no, perché la carta
occupa spazio.
Ma no, ci sono chi.
Secondo trasloco che ho fatto, da tutti i libri che ho buttato
via, non comprate carta, andate solo in digitale e poi le kicche,
come questo che io lo consiglio a tutti, lo sto rileggendo e
ancora mi fa vibrare zero sforzo, esatto.
Lui è vero zero sforzo di Greg McEwan, è veramente molto bravo.
Ha scritto due libri in quattro anni, quindi non è neanche uno
di quelli che ti riempiono di roba.
Il primo è Essenzialismo tradotto in italiano, mettiamola così: cioè appunto cercare
di togliere tutto quello che è superfluo.
È veramente un gran bel libro.
E infatti è diventato anche famoso, grazie, ha venduto milioni di copie
di questa roba qua.
Tant'è vero che è stato tradotto anche in italiano ma senza sforzo,
secondo me, è ancora più bello.
Non volevo fare la recensione del libro, perché effettivamente fa un ragionamento
molto interessante.
Poi chiudo: cioè l'idea che abbiamo la possibilità, abbiamo una capacità di
concentrarci, chiamiamoli in questi termini, relativamente limitata, cioè non abbiamo risorse di
concentrazione continue, per cui a un certo punto ci stanchiamo e non
riusciamo a più a stare concentrati.
E l'idea di fondo è quella di dire: ma se ci fosse
un modo per fare le cose comunque, ma senza sforzarsi troppo e
quindi appunto senza sforzo, quindi creare un sistema sostanzialmente che si autoalimenta,
chiamiamoli in questi termini.
Per cui le cose che devi fare tutti i giorni non sono
un peso, non sono uno sforzo, non sono un'attività che ti pesa,
ma addirittura è un'attività divertente, chiamiamola così, in un certo qual modo,
ed è poi un'attività che riesce a fare quotidianamente e quindi poi
riesce a implementare meglio.
E ovviamente
lui prende molto questo approccio del fare, del produrre.
Non so se mi spiego così mi ricollego anche a Tiago Forte,
che ha lo stesso approccio americano.
Io non lo apprezzo molto questo, però devo dire la verità: su
certi fronti è molto interessante, ci sono veramente tanti spunti interessanti, è
un bel libro, secondo me, da leggere, si legge bene.
Consigliato, insomma, andarselo a vedere.
Penso che prenderò nota a questo punto, me lo leggerò anch'io quando
riuscirò.
Perché prima devo leggere Intiago Forte e non solo, devo leggermi un
altro libro ancora prima di fare una puntata.
Esatto, perché noi dobbiamo parlare per il futuro.
Quindi: anzi, se vi piace questa cornice dove facciamo degli approfondimenti sui
libri, sappiate che c'è la possibilità.
Roberto, permettendo che legga ibrido,
sì.
Ho una difficoltà, perché, insomma, purtroppo mi ritaglio la parte della lettura
verso la sera.
Come tutti, immagino.
La sera sei lì al Calduccio, si sotto le copertine, leggi un
po', poi ti cala la palpa e chiudi tutto e ti ricordi
solo due pagine prima di quando ti sei fermato e pazienza.
Però cercherò di impegnarmi.
Quante pagine sono quello che dobbiamo leggere per la puntata?
Che avevo già letto, non me lo ricordo, 300 qualcosa, credo.
Sì, 300, qualcosa.
Poi sono quelle pagine virtuali per cui dipende.
No, ma io leggo su iPad 12 pollici lo tengo bello largo
il carattere, quindi dipende molto anche da come gestisco.
Ah, beh, certo, hai ragione, anche quello, è vero come lo gestisci,
perché ovviamente è un ebook al vantaggio e svantaggio che le pagine
non esistono, in senso tecnico.
Sì, è vero, è vero, perché sono delle perché puoi modificare la
dimensione della pagina, cioè la dimensione del font e quindi scalano le
pagine come
dimensione font e pagina.
Ecco, io, per esempio, una cosa che odio è il fatto che
i bordi laterali li riesci a espandere, ma non troppo.
Quindi è proprio l'iPad concentrato, quando a me piace tendenzialmente avere un
po' più di aria intorno alla pagina.
Tuttavia, queste vabbè sono fisse da uomo appassionato di tipografia e quant'altro.
Quindi lasciamogli stare.
Anche questo, Filippo.
Anche questo aspetto, che non abbiamo ancora approfondito abbastanza, ma prima o
poi lo faremo, un po' anche come con l'arte del disegno che
è.
Non abbiamo approfondito in A2, però effettivamente io ne sto parlando come
il mio mantra degli ultimi mesi, è diventato un tipografo, sta mettendo
su una sala di incisione dietro le sue spalle.
È vero, non è vero, anche perché poi tutto il sistema che
utilizzo io per evitare di fare fatica, lo fa il programma.
Ma
abbiamo veramente deviato come al nostro solito per dieci minuti sostanzialmente.
Quindi torniamo a bomba torniamo a bomba, perché appunto l'idea di questa
puntata, diciamo, ne abbiamo fatto già una dove siamo andati un po'
veloci, secondo me.
Ho fatto più riflessioni sul punto sostanzialmente.
Quindi la mia idea era quella da una parte di vedere le
cose positive.
Il tuo secondo cervello, che è il nome del libro di Tiago
Forte.
Che terriamo verso la fine, però lo dico già: ma prima fare
una sorta di paragone con tutti questi sistemi, perché sostanzialmente poi c'è
una domanda di fondo, ma premessa.
La gestione personale della conoscenza, quindi Obsidian, quindi tutti quei software che
anche le note stesse di Apple, che si sono un po' migliorate,
che in alcuni casi diventano sostanzialmente dei repository, cioè dei contenitori di
informazioni che acquisiamo quotidianamente che casomai mettiamo lì.
Uno ha senso gestire la propria conoscenza in maniera più chiamarola così
professionale, più strutturata, invece non ha senso in senso tecnico farlo.
Perché è la prima domanda che uno si dovrebbe porre, e ci
sono altri modi, fare un po' di ragionamenti di partenza su queste
cose.
Perché alla fine, come al solito, è bello bello, allora obsidian è
l'applicazione più figa nell'ultimo periodo, o adesso ne abbiamo parlato, c'è Daniele,
c'è Daniele in chat.
Avvamo parlato con Daniele di Craft, che bene o male, stessa cosa,
non è la stessa cosa, ma diciamo funzioni in maniera simile a
Obsidian, per certi versi, Harum Resource Notion, non mi ricordo più quali
sono gli altri.
Logsec, penso che ci sia.
Ce ne sono un po', ce ne sono davvero tanti adesso.
Io, come sapete, punto su Notion, ma più che altro per una
deviazione che mi ha dato il mio guru architettonico del mondo, che
sapete, Eric Reynold di Torti by Forti Workshop, che mi dimentico sempre
perché per me è Eric e Torti by Forti.
Comunque ho provato anche un po' a uscire da Notion, obiettivamente, è
un po' difficile, nel senso che con gli strumenti normali non riesco
a tenere questa gestione, diciamo, non solo della conoscenza, ma anche la
gestione della settimana, per dire.
E quindi devo dire che a mio malgrado, perché non l'ho mai
visto Notion di buon occhio, però devo dire che a mio malgrado,
una volta che sei entrato nel mezzo, che può essere Notion, ma
può essere Obsidian o quello che volete, anche il pezzo di carta,
per intenderci, una volta che entrate in questo meccanismo e avete trovato
il vostro mezzo per cui utilizzare questo meccanismo, non ne uscite più.
E nel momento in cui lo mollate, come ho provato a farlo
io, incomincio a avere le settimane che non so dove sto andando,
sto barcollando e non riesco a capire che sto facendo.
Quindi è una cosa molto interessante questo per quanto riguarda notion, obsidian
e tutti gli strumenti che avete sotto mano, ma sicuramente la gestione
della conoscenza è importantissima.
Perché adesso ve lo spieghiamo anche: prima di tutto, cos'è questo hype
che chiamano così della gestione della conoscenza?
Da dove arriva l'hype, secondo te?
Ovviamente dagli americani così via.
Diciamo che c'è stata così la tempesta perfetta, nel senso che ci
sono stati vari libri e varie teorie che hanno sostanzialmente un po'
innovato barra creato questo trend perché poi appunto ti augurote, ha iniziato
con un'attività da consulente, ovviamente tutto nel mondo americano, Silicon Valley, super
produttività, tutte queste cose qui.
C'è un altro libro che qui forse
non ho citato, o comunque se ho citato, non ho citato correttamente,
non lo vedo nella mia mappa mentale: Norme: Che è come prendere
Smart Note, ma ci doveva essere una volta, che sostanzialmente nel libro
di un tedesco invece, che ha poi volgarizzato, mettiamoli in questi termini,
lo Zetelcaster di cui oggi non parleremo perché non ci stiamo minimamente
dentro.
No, se no, faremo una terza ripresa, esatto, casomai, una volta, io
continuo a ripetere.
La mia premessa logica: tutto questo è: sicuramente, sicuramente c'è qualcosa di
utile anche solo per ragionare sull'argomento.
Quindi leggere il libro di Tiago Forte, leggere il libro.
Non c'è in italiano, quindi bisognerebbe leggere solo in inglese, sulle Smart
Note, come vengono chiamate, e così via.
Sono letture utili.
Ovvio che recuperano da tanti punti e, per esempio, quello di Tiago
è decisamente finalizzato la produzione di materiale, ok?
Mentre quello degli Smart Note è pensato in ambito accademico, quindi come
scrivere articoli accademici con le ricerche che hai fatto, ok?
Tiago Forte è addirittura è come creare il video, come creare l'articolo
del blog, come creare un contenuto di una puntata, di un podcast
e così via.
Cioè utilizzare la conoscenza per produrre, per poi diciamo renderla, farla fruttare,
mettiamola in questi termini.
E c'è proprio quest'ottica di produttività, non so come definirla, che da
un certo punto di vista è corretta, ma che appunto prende proprio
le file abbastanza forti da quella mentalità tipicamente anglosassone e appunto puritana
del dire io devo fare, devo creare, devo produrre, devo guadagnare così
via.
A volte la conoscenza è interessante, utile a prescindere,
dalla produzione, basta che ti accresca.
È la mia teoria, adesso con Roberto, che ogni tanto gli faccio
li giro degli estratti della roba che leggo quando mi prendo.
Per esempio, gli ho girato del passaggio di Seneca dove appunto il
ragionamento di fondo di Seneca è: ma perché io voglio studiare tutte
queste cose?
Perché alla fine accrescono.
E secondo me, già questa è la giusta risposta a un problema.
Cioè, perché io e Roberto facciamo queste chiacchierate a prescindere che appunto
ci troviamo bene, è un modo piacevole di fare cose.
Perché ci interessano questi argomenti?
Perché addirittura poi il dialogo ci permette anche di scambiare queste idee
non solo tra di noi, ma anche con una platea più estesa,
anche se solo via audio.
Ed è questo, secondo me, una delle parti fondamentali.
Ma il problema di fondo di tutta questa vicenda è un altro,
secondo me, ovvero, e credo che Roberto possa confermarmi.
Recentemente, per esempio, ho fatto l'ulteriore trasloco della mia vita, vediamone in
questi termini
e tra le tante,
ovviamente, sto giro e ero nella fase berserker, cioè butta via tutto
perché non ne posso più, ok?
Quindi ho buttato via quintali e quintali di carta, e devo dire
la verità: uscito da questa modalità, tra l'altro, ho ancora la carta
da buttare, però non ho l'energia e le forze per farlo.
Cioè, devo riprendermi e ridire adesso butto via dell'altra roba, perché mi
sono fermato e lo slancio è passato, bisogna che pulisca.
Ma tra le varie quintalate di carte che ho buttate via, indovino
un po' che cosa ho buttato via, una quantità di appunti infiniti.
Perché, comunque, nella mia attività di studente, credo sostanzialmente universitario prima per
tutta giurisprudenza, poi vabbè, io ho fatto anche la scuola di specializzazione
nelle professioni forensi, che tu dirai, ma che roba è, me lo
chiedo ancora anch'io.
Comunque sono specializzato, sappiatelo in niente, ma sono specializzato, quindi ho una
specializzazione.
Sono altri due anni di studio sostanzialmente.
Ho preso ovviamente appunti seguendo le lezioni in tutto quel periodo lì.
E nella sostanza, quegli appunti presi lezione, forse li ho anche riguardati,
devo dire la verità, probabilmente li ho anche riguardati.
Ma poi, cosa è successo?
Sono stati inseriti in un raccoglitore, lasciati lì a macerare, tra virgolette,
anni interi, mettiamola così, diventando anche conoscenza obsoleta.
Perché, ovviamente, nel mondo legale, diciamo, certi principi valgono per sempre, mettiamola
così, ma è ovvio che roba che ho studiato una volta che
ho studiato nel 2006, è ovvio che un po' la muffa ce
l'ha fatta, o comunque le cose non sono esattamente uguali a quelle,
anzi, spesso e volentieri, come funziona il nostro sistema italiano, che fanno
più leggi che altro, può diventare anche appunto non aggiornata la vicenda.
E mi sono reso conto di
quanti sforzi ho fatto per scrivere la lezione le cose,
per eventualmente mettere a posto gli appunti, se l'ho fatto, devo dire
la verità, abitualmente non lo facevo, quindi meno sforzo, mettiamola così, anche
solo a livello proprio pratico, quanto spazio mi occupavano, tutta questa roba
e il fatto che, comunque, questa roba è morta, nel senso che,
sì, sicuramente, avendo seguito le lezioni, avendo fatto i casi giuridici e
così via, qualcosa è rimasto in me.
È ovvio che non è che è volato tutto via la memoria,
anzi, tra le altre cose, io ho sempre avuto uno dei miei
grossi vantaggi, diciamo competitivi, è l'ottima memoria che ho per ora.
Quindi, abitualmente io ascolto e sono abbastanza attento alle lezioni, o quando
guardo video, quando insomma faccio le mie cose, cerco di essere abbastanza,
sono abbastanza attento e quindi ho sempre vissuto di rendita da quel
punto di vista lì, perché ho una buona memoria.
Quindi, se tu mi parli di una cosa, spesso e volentieri c'è
la possibilità che me lo ricordi, mettiamola così, ok.
Quindi, quello mi è sempre stato utile.
Credo che anche a te, Roberto, andando l'università e tutto il resto,
degli appunti li avrai presi.
Stavo proprio guardando oggi, non a caso, stavo guardando, una parete dell'ufficio
che è piena, non sto scherzando, è piena di carta, di appunti
che ho preso all'università che sarà 22 anni che non li apro.
Sticchio di appunti sono lì che mi guardano tutti i giorni e
prima o poi arriverò a un punto che prendo e brucerò tutto
quanto.
Allora, io originariamente ero partito con idea bellicosi, ho detto dai, li
prendo, li scansiono tutti così ce li
poi, infatti, appunto, e infatti, ho buttato via tutto.
Lo dico perché a un certo punto sommerso dalla carta.
Anche perché obiettivamente.
Avevo letto anche: tra l'altro, di alcuni servizi che all'epoca era che
non eravamo noi all'università, ma pare che ci si servizi all'interno dell'università
che permettono, appunto, di mettere in condivisione gli appunti presi a lezione
tra i vari studenti e poi poterci studiare sopra.
E poi un'altra cosa che noi non abbiamo avuto, mannaggia la miseria,
è avere semplicemente un iPad che sarebbe stato veramente la manna, perché
invece di portarci via tonnellate di carta, a questo punto sarebbe i
nostri appunti sarebberi tutti digitalizzati già a monte.
Però comunque avresti una quantità di spazio poi da tenere per hardisk.
Perché poi, per esempio, una delle cose carinissime che si possono fare:
addirittura registrare a questo punto la lezione e prendere appunti mentre registri
la lezione, insomma, puoi fare veramente di tutto, ma non andiamo oltre.
Il concetto di fondo, qual è, però?
È che noi
in una vita, diciamo, da studenti in maniera differente, perché poi tuttora
io mi ritengo uno studente, nel senso che tantissime cose che appunto
leggo, che appunto approfondisco leggendo siti, facendo cose varie ed eventuali, sono
conoscenze che, però, spesso e volentio mi sono accorto.
Perché sono quelle conoscenze, diciamo, anche pratiche, che però non utilizzi tutti
i giorni.
Non so, adesso andando per la tangente, ma per esempio ogni volta
che creo una macchina virtuale Linux, abitualmente creo delle macchine Debian e
devi fare una procedura per dare i diritti di fare le modifiche
al tuo utente, è un comando a tastiera da inserire a terminare
da inserire.
Che faccio così so che faccio, ma non faccio così spesso da
ricordarmelo, ok?
Tra l'altro, abitualmente in questi casi la installazione pulita quindi non hai
la storia, quindi non puoi recuperare il comando dai vecchi comandi che
hai inserito.
Cosa ho fatto a un certo punto, quando è la terza volta
che mi sono accorto che andavo sempre a cercare, poi, peraltro, non
trovi sempre la stessa pagina spiegata bene, e alla fine è proprio
un semplicissimo comando.
Ho creato un entry come creare un utente suduare, perché si chiama
così in Debian.
L'ho creato in Obsidian, ma poco ci interessa il software o comunque
lo strumento che utilizziamo, ma il discorso è: ho creato una nota
apposta per quello.
Mi ricordo che ho creato la nota, che è l'unica cosa che
mi interessa dal mio punto di vista.
So che l'ho imparata, cioè so che sapevo farlo, so che c'è
quando mi serve, cosa faccio?
Vado a Propsidian, faccio la ricerca veloce e tac, me lo trovo
lì, copia incollo e vado.
Non ci ho messo niente.
Questa conoscenza è stata esternalizzata appunto in un sistema digitale, ma potrebbe,
appunto, lo Zettercast nasce cartaceo, cioè sono note prese da Luman a
mano in un raccoglitore come in biblioteca.
Quindi, c'aveva tutte le sue schedine con tutti i suoi pensierini collegati
uno all'altro.
Quindi è questa l'idea, chiamiamola così originale, che poi appunto non è
originale, perché non è che Tiago Forte ha inventato il secondo cervello.
Già l'Hardisk è un secondo cervello in senso tecnico, cioè tutti i
file, cioè tutti i file scritti a mio ma che io vado
a salvare dentro un computer, ovviamente, è di fatto sono una sorta
di biblioteca secondaria di quello che ho scritto, sto scrivendo e così
via.
Quindi non è che in parte ha inventato l'acqua calda, mettiamola così.
Il suo metodo è interessante, dopo ci arriviamo.
Però il concetto è proprio quello lì: cioè nel senso, alla fine
trovare un modo, un metodo, sostanzialmente, più che uno strumento, per organizzare
determinati tipi di conoscenza.
Anche adesso lo vedremo poi meglio.
Alcuni dei principi che secondo me sono più forti di questo sistema
sono perché sono abbastanza ragionati e quindi spetto a fare prendere appunti
così alla cieca, perché poi nessuno ti insegna a prendere appunti.
E anche il concetto appunto di smart note, per esempio, l'altro libro
che citavo, è proprio quello: cioè noi prendiamo appunti per una vita,
ma non ci siamo mai posti, il problema è: ma è esattamente
come li dovremmo a prendere, sti cacchi gli appunti.
E nessuno te lo viene a dire, almeno a me, personalmente nessuno
me l'ha mai detto come studente.
No, no, ma nemmeno me, figurati.
No, no, ma figura.
Abitualmente cercavi di se riuscivi ad essere così veloce a scrivere, di
riprendere quello che diceva il professore o l'insegnante e così via.
Se non eri così veloce a scrivere, cercavi di comunque creare almeno
uno schema di base, poi ci rilavoravi dopo.
Però non è un modo, chiamiamolo così, intelligente, perché poi, spesso e
volentieri, casomai concetti che sono di branche, anche differenti, possono essere interessanti.
Anche qui l'idea di fondo appunto di questo secondo cervello, quello di
avere una serie di note che poi si intrecciano l'una con l'altra,
creando, chiamiamola così, nuova conoscenza, mettiamolo in questo termine aulico.
Anche se spesso volentieri sono collegamenti di idee, quindi tu segui i
puntini da un certo punto di vista e in parte svuoti, anche
lì è sbagliato, ma concedimi la metafora, svuoti il tuo cervello e
riversi una parte della conoscenza del tuo cervello come se fosse un
hard disk, e il cervello non è un hard disk, è la
metafora dell'hard disk sbagliatissima per discutere nel nostro cervello, perché il cervello
qui vado per le mie solite tangenti, ma il cervello è sostanzialmente
ci sono ricerche scientifiche che lo provano.
È plastico, quindi si cambia, cioè la conformazione del cervello, sui collegamenti
neurali, quindi tra virgolette, il sistema del cervello, si modifica.
Per esempio, i tassisti hanno una parte del cervello più sviluppata, proprio
perché i tassisti londinesi in particolare.
Perché per superare l'esame da tassista devi sostanzialmente saperti districare nelle strade
di Londra a memoria.
E quindi il training, cioè dell'allenamento che fanno per superare questo esame,
modifica significativamente, cioè anche non solo i collegamenti, ma c'è una modifica
strutturale del cervello, c'è una parte del cervello che si ingrossa addirittura,
cioè si creano nuove cellule sviluppate.
Ma questo è un altro discorso, ancora.
Quindi solo per dire che quando ti fanno la metafora che il
nostro cervello è tipo un computer o un hard disk o comunque
c'è un parte, la rama sono tutte balle.
Cioè, o meglio, si vuole cercare di far capire alcuni concetti, ma
i concetti della biologia e della fisiologia del cervello sono totalmente diversi,
sono una branca totalmente diversa.
Non la conosciamo neanche totalmente bene.
Quindi questo è no, figurati, siamo ancora lì a conoscere.
Tra l'altro, una cosa che non conoscevo e che mi ha spiegato
mia moglie poco tempo fa è che le donne hanno un'area del
cervello che si attiva soltanto quando diventano mamme, e che prima non
è attivo e quindi si attiva soltanto nel momento in cui hanno
figli.
È una qualcosa di incredibile.
La biologia del nostro cervello è spettacolare, perché voi pensate che fa
delle modifiche strutturali, si modifica in base a quello che avete bisogno
in quel momento per raggiungere un risultato.
È veramente il computer ce lo mangiamo a colazione.
Per cui, tornando al nostro ragionamento di fondo, è, ma ne abbiamo
bisogno di un secondo cervello, e la domanda sostanzialmente se l'è posta
tra i tanti: Buon Cal Newport, che, come Roberto sa, è uno
dei miei miti personali, ed è uno dei pochi podcast che ascolto.
Considerate che non ascolta nemmeno il mio, giusto per dare un attimo
di livellamento di ciò che ascolta, parli di architettura non me ne
vuol dire, ma ti interesserebbe come la metto giù io, e nella
sostanza, quindi, la prima idea è proprio quella: serve un secondo cervello,
è una domanda ben posta, secondo me, nel senso che appunto, questa
gran parlare di secondo cervello, forse bisogna parlare del primo, che è
quello che ci abbiamo tra le nostre orecchie e che dovrebbe funzionare
funzionare bene.
E effettivamente, tra l'altro appunto ci sono modi e ci sono tecniche,
chiamiamole così tecniche antiche.
Tra l'altro, come il signore de Lanelli, conoscenze che sono andate nel
tempo perse, ma anche qui
oggi parliamo di libri, ve lo dico nel senso che vi do
consigli di lettura manetta, ma l'arte di ricordare tutto, scusami, che è
di Joshua, scusami.
È un bellissimo libro in stile giornalistico americano.
Quindi ti racconta la sua vicessitudine, diciamo, è diventato campione della memoria
americana, non mi ricordo di che anno, e racconta la storia, appunto,
di come è diventato campione della memoria da un certo punto di
vista, ma dall'altra di tutto quello che è il mondo della mnemonico,
sostanza, nella base, ti spiega quello che è la teoria dei palazzi
della mente o i palazzi della memoria, cioè il fatto che fino
a pochissimo tempo fa, cioè fino a quando i libri non erano
più una commodity, usando termini molto economistici, ma comunque i libri fino
a fine 1400, sostanzialmente erano rari, erano preziosi ed erano strumenti riservati
ai pochi e pochi potevano accedere alla conoscenza che, di fatto, il
secondo cervello, che è un libro, perché è la trasposizione del pensiero
in parte, o comunque delle conoscenze dell'autore del libro o degli autori
del libro stesso, era praticamente impossibile.
E addirittura, appunto, abitualmente un libro nasceva come sostanzialmente un manuale, cioè
nel senso serviva per trasferire conoscenza da una persona all'altra.
Appunto, ci sono i trattati filosofici, ci sono tutte le varie storie
di come la storia si è svolta, delle antiche civiltà e così
via.
Proprio perché quelle erano conoscenze che pochi avevano e che venivano tramandate.
Il romanzo Il libro di intrattenimento è venuto dopo, quando ovviamente il
libro non costava più niente, e quindi addirittura quella tipologia di appunto
il libro è diventato intrattenimento e non è diventato fonte di sapere
o comunque qualcosa di fondamentale.
Cioè, i libri, per esempio, servivano per trasferire la conoscenza matematica.
Era quello il motivo per cui si utilizzavano, mettiamoli in questi termini,
anche perché un libro costava.
Ma per tantissimo tempo, sostanzialmente, il libro tu non ce l'avevi e
non esisteva, o comunque era la pergamena, era qualcosa, la biblioteca di
Alessandra, quando si parla della biblioteca di Alessandra, appunto era rinnovata in
tutto il mondo perché era un posto, però dovevi andare per nave,
fare un viaggio di mesi se non di anni.
Non era proprio dietro l'angolo, non era una cosa che poteva fare
chiunque.
E quindi come si faceva?
Come la conoscenza si tramandava in via orale e ovviamente tramandandosi in
via orale, dovevi mandarla a memoria.
Adesso non mi ricordo più chi lo diceva, ma una volta la
Divina commedia era recitata, nel senso che a Firenze la si ricordava
in memoria, i pezzi te li recitavi a memoria perché era l'unico
modo per farlo per ricordarsela.
Non so se mi spiego.
E infatti, poi, aperto e chiusa parentesi, tutti i grandi poemi epici
e così via, sono in poesia, perché la poesia di fatto poi
è uno strumento mnemonico.
Perché la rima e tutto il resto ovviamente aiuta.
Le ripetizioni, la ritmica aiutano a ricordare ovviamente cosa succede.
Addirittura credo gli australiani, cioè gli aborigeni australiani, le canzoni raccontano i
percorsi e come raccontano la storia e la topografia.
Non so se mi spiego.
Per cui le canzoni ti permettono di muoverti nel mondo, sostanzialmente, perché
sono mappe virtuali,
trasformate in sistemi per essere poi memorizzati, perché ovviamente dovevi avere i
punti di riferimento per muoverti dal punto A al punto B e
non esistevano le mappe all'epoca e soprattutto gli aborigene, così.
Non c'erano i navigatori.
È interessante questo discorso della musica, perché ovviamente stai parlando, ho fatto
due collegamenti.
Intanto, la prima è la questione del castello della memoria.
Correggimi se sbaglio, così che si chiama, Palazzo della Memoria Palazzo della
Memoria, esatto.
Io l'ho chiamato Castello, non so per quale motivo.
Tuttavia, palazzo della memoria.
Pensa che io non ero conoscenza della questione del palazzo della memoria
fino a qualche anno fa, non dico 3-4 anni fa, non di
più, che ho visto un io l'ho scoperto leggendo il famoso libro.
Ma io nemmeno quello, l'ho visto guardando una puntata di Sherlock Holmes.
Ah, sì, me l'avevi detto, ve l'avevi detto, è vero, vero.
Io sono rimasto lì dico.
Come il palazzo del Memoria esiste questo e non me l'hanno spiegata
l'università Santa Maria.
Apriamo e chiudiamo una parentesi.
Cos'è il palazzo della memoria?
Perché si chiama palazzo?
Nella sostanza, la teoria scientifica è abbastanza semplice, cioè, noi nasciamo come
cacciatori raccoglitori.
L'uomo è stato per migliaia di anni un cacciatore e raccoglitore.
Quindi, cosa succedeva nella sostanza?
Tu dovevi sapere che in questo periodo dell'anno, in quel preciso luogo,
c'era l'albero di mele che faceva le mele, e quindi dovevi sapere
anche come arrivarci all'albero di mele perché, se no, non mangiavi.
Questo è il concetto base
della vicenda.
Il nostro cervello se è voluto per ricordare per avere un'ottima memoria
spaziale, perché appunto era fondamentale per sopravvivere.
Gli antichi, ovviamente, nulla sapevano di tutto ciò, ma si sono accorti
e la tradizione racconta, la storia racconta, diciamo di come non mi
ricordo mai il nome, prima o poi dovrò ricordarmelo.
Comunque nell'antica Grecia c'è stato un terremoto quindi c'era un banchetto.
Quest'uomo riesce a il crollo del tempio nel palazzo in cui era
e ripercorrendo dall'ingresso al centro, diciamo, del palazzo, tutte le stanze, si
ricorda di dove erano e dove erano collocate le varie persone.
Perché appunto il palazzo della memoria cos'è sostanzialmente?
È per ogni stanza di un posto che tu conosci bene, inserire
un ricordo.
Poi anche qui ci sono tutta una serie di tecniche per cui
il ricordo deve essere tendenzialmente colorito, per cui ti raccontano, appunto, il
nome del libro.
Fare con Einstein sulla luna, deve essere il nome del libro: L'arte
di ricordare.
Tutto.
Perché sempre in Italia noi traduciamo tutto letteralmente, sempre e comunque.
Sportivamente diciamo.
E appunto l'apertura del libro dove appunto il protagonista e lo scrittore
racconta di come appunto Einstein sulla luna sia il numero tali dei
tali, perché sostanzialmente questo trucco memonico di creare delle immagini abbastanza folcloristiche,
abbastanza vivaci, solitamente anche scurrili, molto colorate, proprio per aiutare non solo
a posizionare quindi un singolo oggetto in una singola stanza del nostro
palazzo della memoria, ma anche una
specifica azione sostanzialmente, una specifica immagine per ricordarsi, che viene trasmutata sostanzialmente,
non mi ricordo più qual era la metafora, ma appunto per collegare
memonicamente e molto velocemente un'idea, un concetto, ovviamente, perché non può funzionare
differentemente.
Cioè, non puoi ricordarti parola per parola, o comunque la ricordarsi parola
per parola diventa poi complicato, ma solitamente sono punti a punti.
E per esempio l'arte retorica, appunto dei famosi Cicerone e così via,
veniva insegnata appunto i palazzi della memoria ai rettori per chi doveva
parlare, ovviamente, non poteva leggersi il foglio come fanno tanti adesso, della
roba scritta, ma si ricordava i passaggi seguendo appunto le argomentazioni che
si era preparato a monte, ma appunto ricordandosi attraverso i palazzi della
memoria.
Questo è il primo concetto.
Secondo me è questo Daniele meno d'accordo, mettiamola così, però rimane fondamentale
curare prima di tutto come pensiamo, il ricordo ci permette anche di
modifica il pensiero.
Lo dicevo prima: storia del cervello, nella sostanza, i nostri ricordi non
vengono immagazzinati come in un hard disk, ma sono delle correnti neurali,
cioè delle correnti elettriche che passano da un neurone all'altro.
E più questa corrente, cioè più un neurone, un'idea, un'idea è un
concetto molto astratto, ma comunque più diciamo un percorso neurale viene stimolato
e quindi un'idea finisce nella nostra memoria cosiddetta a lungo termine.
Non voglio andare a fare il pippone scientifico.
Ma nella sostanza, più pensiamo a una cosa, più quella cosa rimane
impressa nella nostra memoria, e più velocemente il cervello riesce a pensare
a quella cosa.
Quello che pensiamo siamo, il quadro nel filosofico in parte, ma non
è vero, perché è la verità, purtroppo, che dà origine a tantissimi
problemi, anche perché se tu ti fissi su un pensiero, spesso volentieri
è un pensiero, diciamo, non sano, mettiamola in questi termini.
È ovvio che si crea un effetto poi di lupo, di effetto
a catena, per cui appunto creano altre cose.
Tuttavia, nella sostanza, quello che pensiamo è anche quello che siamo, ed
effettivamente noi ogni giorno siamo una persona diversa, cioè Filippo di ieri
è una persona diversa dal Filippo di oggi e sarà una persona
diversa dal Filippo di domani, perché i miei pensieri, pur essendo simili
da un giorno all'altro, non saranno mai simili.
Per esempio, appunto nell'evoluzione esatto.
Per esempio, cose che io non conoscevo da ragazzo, da studente, tutti
questi libri li ho letti successivamente alla mia carriera da studente, e
mi mangio le mani da un certo punto di vista, perché nessuno
ha mai pensato di darmi questi spunti, e adesso quello che racconto
qui oggi è una somma dei miei percorsi e anche delle influenze
che ho avuto, probabilmente influenzate una con l'altra, perché poi, anche qui
senza saperlo, e così andiamo direttamente a esempi di come creare, tra
virgolette, come strutturare un secondo cervello, le mappe mentali sono i come
i palazzi della memoria, sono
un'invenzione, ma diciamo ci ha fatto le bule dell'oro il nostro amico
Tony Buzan, che appunto ha recentemente sparito, ma ha creato sia i
campionati di memoria nazionali e internazionali, sia appunto a non volgarizzato, ma
comunque ha commercializzato, diciamo, nel mondo moderno l'idea delle mappe mentali, cosa
che appunto non è che non esistesse prima, ma diciamo ha creato
un brand sostanzialmente e tante cose, ed effettivamente ne approfitto.
Le mappe mentali le abbiamo già discusso, non mi ricordo più in
quale puntata Roberto vai a cercarla.
Ma la mappa mentale è uno strumento, diciamo, utile per fare tante
cose, tra cui appunto anche quella di ricordare visivamente i concetti.
Proprio perché la mappa mentale unisce quell'effetto visuale della mappa, appunto, di
un percorso e dell'organicità anche della struttura, perché la mappa mentale non
è una scaletta, ma una rete di nodi che si diramano e
di idee che si diramano, che sono molto più fluide e che
permettono sia di scomporre, cioè di decostruire idee, concetti, ma anche di
creare di nuovi.
Quindi, appunto, vediamo proprio come Buzan addirittura sostiene che il cervello funzioni
in questa maniera.
Probabilmente ha ragione, nel senso che la rete dei neuroni, in un
certo qual modo si struttura come una mappa mentale, cioè ci sono
appunto tutta una serie di nodi che appunto vengono illuminati dalle correnti
elettriche e che si muovono e si organizzano progressivamente l'uno con l'altro.
Quindi sicuramente questa è una cosa interessante.
Dunque, di mappe mentale ne abbiamo parlato tantissimo.
C'è l'approfondimento nella puntata 43, ma ne abbiamo parlato anche nella 30,
46, 47 e 54.
E il mio live
esatto?
Mentre parlavamo, però stavo ragionando anche su un altro punto di vista
che magari può risultare un po' controcorrente dal punto di vista del
pensiero che stiamo cercando di portare avanti in questa puntata.
La mappa mentale, come giustamente diceva Filippo, o perlomeno il nostro cervello,
come ci stava spiegando, riesce a fare i collegamenti tra i vari
ragionamenti, pensieri, parole, situazioni, quello che si vede, quello che si ascolta,
o anche quello che si mangia.
C'è tutto quanto che entra entra all'interno del nostro essere, e in
qualche modo cerchiamo di alcune parti le mettiamo nel secondo cervello, come
dicevamo.
La cosa che secondo me deve essere molto funzionale per avere un
secondo cervello funzionale è che devono esserci dei collegamenti tra queste cose
che andiamo a diciamo a lasciare in questo secondo cervello.
Non è un archivio, cioè, non dovete immaginarlo come un archivio secondo
cervello, non è quella la sua funzione.
Ma come il nostro cervello, quello è un archivio, ma è il
nostro pensiero.
Esatto.
Esatto.
Quindi dovete cercare anche qualsiasi strumento che state utilizzando per utilizzarlo come
secondo cervello, che vi dia la possibilità di fare facilmente i collegamenti
tra le varie cose che andate a immagazzinare in questo secondo cervello,
che è una cosa molto interessante.
Non tutti gli strumenti lo fanno, alcuni sono più facilitati, altri meno.
Per esempio, una cosa banalissima, che è veramente la più banale.
Io, ad esempio, note e lo vedo più come un archivio, mentre
fiform lo vedo più come un secondo cervello, perché ho la possibilità
di allargare la vista, segnare più cose in modo diverso, con tipi
diversi di spostare anche di strumenti esatto, spostare, proprio avere un campo
libero dove posso mettere a destra certe cose, a sinistra un'altra, centro
un'altra cosa, e poi posso girare e questo mi dà più l'impressione
di un secondo cervello, piuttosto che note, che mi sembra proprio una
cosa inquadrata per intenderci.
Sì, adesso, free form è una via di mezzo tra la lavagna
e la mappa mentale, potenzialmente, diciamo che si può utilizzare in tante
maniere.
L'idea bella e quello che mi ha sempre entusiasmato la mappa mentale
è la fluidità: cioè, io posso buttare giù delle idee e poi,
in base alle idee che ci sono sul tavolo, mettiamola così, appunto,
sulla lavagna, sparle, raggrupparle, scorporarle e quindi poi, ovviamente, vedere l'argomento cui
voglio fare l'approfondimento in maniera molto più fluida, non avere un pensiero
fisso, chiamiamolo così, che è uno dei grossissimi problemi, almeno come scrittore,
dello scrittore, cioè parti con un'idea, non sai dove stai ancora andando,
e scrivendo, diciamo, ti affezioni a quello che hai scritto.
Mentre la mappa mentale, essendo più concisa, comunque essendo uno strumento più
snello, puoi ammazzare un'idea anche molto più facilmente.
E questo poi ti permette anche di sviluppare meglio certi concetti e
così via.
Quindi, sicuramente, da un certo punto di vista, la mappa mentale è
uno strumento conoscitivo, ma anche uno strumento creativo.
E anche questa dualità è molto interessante, anche se bello della mappa
mentale, così come il brutto, la fluidità non è non ti permette
di strutturare o di fare cose particolarmente strutturate dal punto di vista
dell'approccio.
Nel senso che adesso la mappa mentale che sta vedendo Roberto è
abbastanza grandina, come al mio solito.
Ma quindi la mappa mentale può diventare anche uno strumento molto complesso.
Diciamo, cioè può contenere molti contenuti e complessità nella sua struttura, soprattutto
perché io non sono un talebano della mappa mentale addirittura Buzan sostiene
che la mappa mentale ogni nodo sostanzialmente dovrebbe essere una parola, al
massimo tre parole, e così via.
Io abbondo in tutto e la sfrutto con fluidità per le necessità
che ho.
Però il concetto di fondo è quello che la mappa mentale è
uno strumento molto personale, almeno io lo utilizzo come uno strumento molto
personale, ed effettivamente il lato chiamiamo così positivo, che appunto mi ha
lasciato delle ottime impressioni nel metodo del secondo cervello di forte, invece
il sistema, diciamo, è molto strutturato, a volte anche un po' troppo,
forse.
Però sicuramente per chi non ha mai ragionato su queste cose, tendenzialmente
la mia impressione, almeno è che pochi lo abbiano fatto nel tempo,
cioè, appunto, chi è molto nerd o geek su questi argomenti ha
già visto e ha già avuto informazioni.
Tant'è vero che, per esempio, per uno come me, sicuramente alcune idee
di forte sono molto carine, altre sono sicuramente prese da altri, perché
l'argomento è un argomento relativamente caro a me e quindi conosco già
alcune parti, diciamo.
L'altra cosa di cui abbiamo già parlato, quindi andiamo anche velocemente, invece
però a cui io tengo molto, diciamo, affettivamente per vari motivi, nasce
sicuramente da MacPower User ed è uno strumento che io utilizzo abbastanza
spesso, cioè quello di cucinare le idee.
Che potrebbe sembrare la stessa cosa delle mappe mentali, anzi, io tendenzialmente
di fatto cucino le idee utilizzando le mappe mentali.
Ma il concetto è anche qui, Roberto, vai a cercare la puntata,
perché ne abbiamo fatta una, secondo me, sull'argomento.
L'idea della cucinare le idee è più generale, nel senso, è il
sistema ciclico, di accrescimento dell'idea, di appunto lasciare che le idee si
contaminino l'una con l'altra e quindi soprattutto dare il tempo alle idee
di fermentare, visto che io sono un amante della fermentazione,
di modificarsi nel tempo proprio attraverso questi strumenti, queste situazioni.
Adesso addirittura avevo messo il link alla nostra puntata che è la
puntata 2020 esatto, ma ne abbiamo parlato anche nella 1929 e nella
43, ovviamente, che continua a tornare.
E la cosa interessante è perché è un aspetto, quello di cucinare
le idee, che messa così sembra qualcosa di strano, diciamo, qualcosa che
non c'entri molto con le idee, cucinare le idee non c'entrano molto.
Però, alla fine, quello che sta dicendo Filippo è quello che tendenzialmente
chi è che fa la mia stessa professione, è quello che facciamo
praticamente tutti i giorni.
Nel senso che partiamo da uno schizzo per fare un progetto, una
cosa veloce, bozzata a mano, e mano a mano si va avanti
a reiterare le idee, a cercare esplorare altre possibilità, altre modalità di
progettazione, altre cose che possono essere completamente diverse, ma giusto per riuscire
a sondare tutte le varie possibilità di progettazione, quello che ci può
permettere i vincoli, diciamo, le possibilità che abbiamo all'interno di un lotto,
ad esempio, ed è una cosa che ci porta poi al costruito,
c'è un percorso da seguire dove si parte appunto da un'idea banale
che può essere abbozzata, che poi viene mano a mano, grazie alla
reiterazione, alla sgrossatura, a focalizzarsi su certe parti, risolverle e poi passare
a delle altre, che in effetti non è nient'altro che cucinare un'idea.
La progettazione è un'idea.
Sull'argomento, ti segnalo così ti invito anche e ti invoglio, spero, a
leggere il libro.
Nel libro Pensaci ancora che sarà possibilmente oggetto di una futura puntata
di quattro del podcast, c'è un esperimento interessantissimo, nel senso che degli
psicologi cosa hanno fatto?
Hanno chiesto ai bambini di prima elementare, ovviamente considero che spesso e
volentieri sono tutte cose americane.
Quindi, i nostri gradi di studio e i loro gradi di studio
non ci azzeccano nulla.
Comunque, nei primi anni di scuola, mettiamola così, o per scolastico o
appena iniziata la scuola, di rifare, appunto, lo stesso disegno 3, 4,
5 volte di una farfalla nel caso specifico.
Quindi, col disegno della farfalla a lato, il bambinetto fa prima un
disegno che è abbastanza beccero, come lo farebbe poi un bambino di
quelle due linee per fare le antenne, ma la reiterazione ha fatto
sì che questo bambino, appunto, piccolo, che ha capacità di disegno così,
minime: cioè poi spesso volentiera il disegno è anche legato alla tua
mente, all'allenamento dell'occhio e così via, ma anche qui non voglio andare
in tangenti come al solito.
Sostanzialmente al quarto-quinto disegno la farfalla era quasi splenda, cioè, era proprio
rappresentata con tutti i dettagli, diciamo, del disegno originale o della foto
originale.
E questo concetto della reiterazione è fondamentale, appunto, perché, ed è uno
degli argomenti del filo, diciamo, del Pensaci ancora, appunto, proprio perché spesso
e volentieri noi pensiamo di pensare a una cosa di aver avuto,
di aver scoperto l'America, quando spesso e volentieri è attraverso la reiterazione,
al pensarci nuovamente e ancora nuovamente, che ovviamente si riescono a sviluppare,
avere appunto i cosiddetti insight, cioè le illuminazioni, quegli approfondimenti visti da
un certo punto di vista, ma come hai fatto ad avere questa
idea?
Perché è l'idea finale, non è l'idea iniziale.
Esatto, sono perfettamente d'accordo.
Vediamo quindi, perché siamo effettivamente abbastanza oltre, diciamo che secondo me siamo
già all'ora adesso.
Poi la pulizia che farò after permetterà un po' di ottimizzare i
tempi.
Ma ha il famoso secondo cervello: ragiona nell'ottica molto americana, molto anglosassone,
del cervello.
Diciamo, il secondo cervello è finalizzato alla creazione di progetti.
E proprio da come è strutturato l'idea di fondo, cioè la creazione
e la realizzazione di qualcosa, sono i due suoi sistemi: quello di
il code, cioè catturare, organizzare, distillare ed esprimere.
E già esprimere come ultima cosa vuol dire che tu devi esternalizzare.
Non so se mi spiego la conoscenza che hai avuto in pratica,
e il para, che sono appunto tutti i sistemi di produzione, appunto,
idea di fondo, qual è una prima fase del code, il catturare
che sta per la CD code, sostanzialmente.
Ricorda molto il metodo GTD, ne abbiamo già parlato in varie occasioni,
cioè il fatto che appunto scopriamo, conosciamo?
Abbiamo un'informazione, leggiamo un articolo, un libro, un passaggio del libro, una
poesia, un video.
Io devo dirti la verità.
Adesso, recentemente, attraverso una serie di shortcut, video che mi interessa, cioè
guardo un video su YouTube, è qualcosa che mi interessa a cui
voglio fare riferimento per il futuro.
Abitualmente faccio la cattura, diciamo, non solo del link ma del titolo
del video e così via, e lo vado a inserire appunto come
a futura memoria nel famoso secondo cervello, appunto come link Markdown, già
tradotto in italiano spesso e volentieri, perché io poi leggo e guardo
i video in inglese su uno specifico argomento e mi permette, appunto,
di avere anche tutta una serie di materiale, eventualmente con due commenti
che faccio io perché mi è interessato quel video, perché ho scelto
di catturare quel video.
Ci sono vari modi di recuperare informazioni da varie differenti fonti, audio,
video, scritto, ovviamente.
Parlato per esempio anche i podcast, soprattutto vabbè,
mi segno il link o addirittura il link diretto a quello specifico
momento del podcast che mi interessava catturare e così via.
Come fai?
Mi viene mi viene in mente come fai a catturare, beh, a
parte dal punto di vista tecnico.
Ma la questione che mi viene adesso subito in mente è cosa
fai?
Lo butti dentro a un contenitore dove vai poi a rimetterlo nel
suo posto, questo contenuto che ti interessa oppure lo incanali già?
Mi ho promesso che ovviamente il mio sistema, diciamo, software, chiamiamolo così,
è legato alle mie esigenze, alle mie esigenze, alle mie particolarità.
Faccio un cenno velocissimo di come lavoro io.
Ho sul fissi, diciamo, cioè sui computer Obsidian, diciamo, è dove butto
tutto in Markdown, è dove butto diciamo il grezzo di tutto, ok.
Abitualmente, abitualmente però la cattura avviene su iPad.
E siccome Obsidian, per tutta una serie di motivi, io non lo
gestisco con l'applicazione su iPad, ma utilizzo gli hai writer che nella
sostanza adesso anche lui ha i wikilink.
Dopo ne parleremo di che cosa sono quindi non mi ci dilungo
adesso.
Posso fare dei riferimenti direttamente catturandoli diciamo dentro gli hai writer utilizzo
una sincronizzazione tra iPad e i miei computer, che non è, però,
di i cloud, ma ho tutto.
Sai che io tutte le mie cose super sicure, mettiamole
, diciamo che cerco di alzare il livello di sicurezza del passaggio
Cloud esatto.
Ma dovrebbe adesso, una volta ne potremmo parlare, perché effettivamente sarei molto
curioso di avere la pagella da parte di Cloud.
Se non ti ha già bucato, e quindi nella sostanza, io, io
writer, c'ho la possibilità di fare la ricerca dei documenti all'interno dei
documenti.
Quindi, abitualmente, se ho un dubbio, cosa voglio catturare esiste già una
voce, faccio prima una veloce ricerca.
Se non trovo dalla ricerca, o se poi scopro che la ricerca
però c'è la parola, ma non c'è il concetto che volevo inserire,
casomai lo inserisco separatamente, quindi inserisco lì separatamente, altrimenti lo vado a
ficcare, diciamo, nel bucket, nel cesto specifico che avevo già creato.
Poi, ovviamente lo vedremo.
La cosa interessante, per esempio, del messaggio di Tiago è quello dell'organizzare.
Cioè, il catturare sono capaci tutti, diciamo, nel senso che bene o
male, adesso puoi farlo con sofisticazioni, con comandi rapidi, anche semplicemente dettando
un messaggio a voce, voglio dire utilizzando la dettatura vocale e così
via.
Il catturare è importante, ma è la fase iniziale.
È tutta la fase successiva, quella dell'organizzare, quindi anche del successivo, poi
dello spremere, diciamo, contenuti che hai catturato fondamentale.
E qui si inserisce appunto nell'organizzare il metodo para che è molto
ben strutturato.
A me piace, ma non l'ho implementato totalmente.
Però ha una sua ragione d'essere.
Perché para sta per progetto aree, risorse e archivio.
Ed è un sistema molto pragmatico che ha messo su più o
meno, credo utilizzando influenze varie ed eventuali.
Non ha inventato nulla di clamoroso, ma l'idea qual è?
Che ovviamente tutte queste cose abitualmente queste informazioni dove devono andare a
finire.
Devono andare a finire o in un progetto che è la singola
cosa su cui si sta lavorando.
Quindi io sto facendo, per esempio, nel mio caso specifico, ho una
pratica X, ovviamente nella pratica X sto cercando della giurisprudenza sull'argomento Y
eZ e ovvio che vado a inserire tutte queste informazioni in quella
pratica lì.
Domani, ovviamente, il progetto non esisterà più perché a un certo punto
la pratica la chiudo e come vedremo avremo queste informazioni in parte
trasmergheranno altrove.
Quindi, però, appunto, come dicevo, un sistema di produzione perché l'idea di
fondo è quella che io le ricerche fondamentali, cioè ho 10 posizioni
che sto lavorando in questo periodo qui.
Ok, grosse delle ricerche effettivamente, presumibilmente, sarà legato a quelle 10 posizioni
o quelle 10 cose che sto facendo.
Non so se mi spiego.
Io adesso sto preparando un webinar su come utilizzare overleaf Latech e
altre robe.
È ovvio che tante cose me le segno o le predispongo per
quel webinar che sto preparando.
Ho inservo un altro webinar non un webinar ma un convegno a
fine novembre, e anche lì, mentre faccio le mie incursioni varie ed
eventuali, anche lì sto recuperando materiali, informazioni, idee che ci sto lavorando
sopra.
Quindi ogni progetto, effettivamente, abitualmente in ambito lavorativo o anche comunque paralavorativo,
cioè nel senso, sono uno studioso o semplicemente sono uno studente che
sta approfondendo delle cose.
Abitualmente ho 3, 4, 5 esami che sto studiando.
Non è che posso studiare 18 esami in contemporanea.
E quindi abitualmente il grosso va a finire in quel primo in
quella prima casella lì.
Poi abbiamo le aree, che è qualcosa di un po' più generico
e un po' più superiore, e sono casomai le responsabilità a lungo
termine che si devono gestire tempo per tempo, non so, le attività
della casa.
Quindi, non so come si smacchia la camicia piuttosto che come si
stira questa cosa che stiro ogni morte di papa ma che ogni
tanto mi tocca stiare, come si stura il lavandino che faccio ogni
tanto, ma il lavandino ogni tanto mi si blocca.
Potrebbero essere fonte di conoscenza che è utile avere, per esempio, appunto
il discorso di come creo un utente sudue e così via.
Sono competenze varie eventuali legate ad aree specifiche e a compiti specifici,
chiamiamoli così.
Poi abbiamo le risorse, che sono invece gli argomenti di interesse più
generale, per esempio la conoscenza, oppure adesso io sono in un viaggio
più o meno approfondito sul appunto ripensare l'arte di non sapere, o
meglio sapere di non sapere quindi come farsi le domande giuste e
così via, la conoscenza in generale.
Ho tutta una serie di letture legate a queste cose che si
stanno intrecciando l'una con l'altra e ovviamente più leggi su questi argomenti,
più noti somiglianze, assonanze e così via.
E questo potrebbe, diciamo, definirsi la parte delle risorse.
E in questa maniera, ovviamente, tutta la cattura viene catturata in maniera,
chiamiamola così, gerarchica e in maniera abbastanza anche semplice, cioè, nel senso,
appunto, il progetto, io sto lavorando su questa roba qua, è la
cosa più semplice che mi si para davanti.
Poi è ovvio che, di fronte nel fatto che io ho dieci
progetti, poi a un certo punto un progetto va giù, ne entrano
due di nuovi.
È ovvio che dopo se andrà, una volta che il progetto si
chiude, chiamiamolo in questi termini, verranno le idee e così via, verranno
spostate nelle aree o nelle risorse, o infine, nell'archivio, cioè sono elementi
inattivi.
Cioè quindi non sto facendo nulla di tutto questo, ma casomai non
so come si fa un fumetto, perché io sono appassionato di fumetti,
lo tengo lì.
È un argomento che casomai ritirerò fuori tra due anni, o casomai
non ritirerò fuori mai più.
Tuttavia, può interessarmi?
Ho approfondito come fare le birre, ma è una roba troppo complicata.
Per ora mettiamola così.
Quindi la birra, per ora la produzione casareccia di birra diventerà un
futuro progetto eventuale, per adesso mi voglio dedicare ad altre produzioni fermentative
diverse.
È tutto in quest'ottica, quindi, ovviamente, nell'archivio sta tutto quello che sono
le vecchie ricerche.
E in questa maniera poi è abbastanza semplice anche chiamiamola così organizzare
e archiviare tutta questa documentazione.
Hai delle domande, Roberto?
Però no, perché l'unica cosa che mi sta venendo in mente è
che io, sempre più che seguito questa linea del para, per intenderci,
ero davvero tantissimo interessato alla forse alla distillazione più che altro, dell'idea.
Distillazione e espressione, diciamo, l'esprimere, per me sono le cose più carine
del metodo di forte.
Il para, diciamo che anch'io, per esempio, non applico questo sistema sostanzialmente.
Sono più disorganizzato, ma anche perché gli strumenti informatici adesso ti permettono
poi di buttare dentro abbastanza velocemente le cose.
Il para, effettivamente, secondo me è molto bello dal punto di vista
ti dà un rigore mentale, non so se mi spiego, cioè sai
velocemente dove inserire cosa e dove si colloca una determinata conoscenza, cattura
dell'idea e così via.
Non so se mi spiego.
Secondo me questa è la parte più fascinosa e più centrata, cioè
effettivamente si vede che Ketiago ci ha ragionato su queste cose, non
so se mi spiego, cioè è comunque un distillato di attività che
ha fatto nel tempo e che nel tempo si sono sviluppate.
Non so se mi spiego.
Quello, secondo me, ovviamente c'è scritto un libro, prima faceva il consulente
e così via.
Non dico che è scontato, ma diciamo che altrimenti sarebbe un libro
che non vende, ecco, mettiamoli in questi termini, chiarissimo.
Altro che figuriamoci.
Quindi, vediamo la distillazione: la distillazione è una bellissima idea e una
bellissima definizione: cioè di tutta questa conoscenza, a noi che ce ne
facciamo a un certo punto.
Ce ne facciamo poco, anzi, con troppa conoscenza, rischiamo di avere un
rumore troppo elevato e quindi di non farcene niente.
Per cui l'idea di fondo, che appunto, come diceva Roberto, secondo me
è una bella idea anche qui: non ha scoperto cose clamorose.
Non è che ha inventato lui la distillazione, diciamo che ha dato
dei nomi e ha chiarito delle idee che a volte, appunto, chi
non ci ha pensato mai sopra non ce le ha così chiare.
Ed è per quello che, secondo me, è molto bellino.
Appunto, questo libro per chi non ha mai ragionato in questi termini.
Ovviamente, è un libro che ti lascia a bocca aperta probabilmente.
Per chi già abbazzicava questo ambito della produzione, efficientismo e così via,
sono concetti casomai detti meglio, organizzati meglio, strutturati meglio, ma non è
che hanno inventato niente.
E venendo però alla distillazione, diciamo, l'idea è interessante: cioè, da una
parte abbiamo la sintesi cosiddetta progressiva, cioè la sua idea qual è.
Ovviamente non sempre tutte le idee hanno il loro peso, casomai questa
cosa qua, cavolo, mi ha flashato in quel momento specifico, perché casomai
è un momento specifico della vita dove ne avevo bisogno, o comunque
mi ha entusiasmato, e poi domani mi rendo conto che sia una
fregnaccia o ero preso dal momento emotivo e così via.
E quindi anche lì è possibile cancellare poi l'idea, cioè le idee
su cui non torniamo di fatto sono idee morte o comunque sono
idee che non rimangono poi con noi.
Non so come definirla altrimenti.
Però le idee su cui ci lavoriamo ancora, e anche qui l'importanza
poi di rivedere, di riguardare le idee, di appunto fare la sintesi
progressiva, l'idea qual è?
Di lavorare, diciamo, progressivamente per appunto distillare la roba buona, quella roba
buona che c'è in quello che abbiamo catturato, soprattutto se abbiamo catturato,
non so, un articolo
, un articolo di due o tre pagine, casomai ci sono due o
tre perle, ma non ce ne sono mille.
Non è tutto l'articolo un fiume di parole che ti cambiano la
vita.
Quindi l'idea è quella appunto di evidenziare, quindi lui addirittura dopo inizia
a diventare un po' molto precisino, mettiamola così.
Quindi dice non più del 20-30% del testo, puoi sottolineare, quindi usando
grassetto o infasi, e ovviamente sottolineare la parte che mi ho così
evidenziata.
A questo punto la terza fase è la sintesi, cioè una volta
che ho i punti fondamentali, le parole chiave e così via, posso
permettermi, diciamo, e quindi poi, tra le cose, è qualcosa che io
ho fatto progressivamente.
Nel tempo sono tornato su quell'idea, su quell'argomento, su quella nota, mettiamola
così, faccio una sintesi.
E ovviamente mantenere tutta assieme, nel modo che io ho la possibilità
di zoomare, cioè la sintesi è il colpo d'occhio, la frase che
mi dice tutto.
Non so se mi spiego.
Posso andare dentro tutto l'articolo e quindi anche casomai rileggendolo, scoprire altri
punti che mi possono interessare o altri punti che non avevo notato,
perché la mia conoscenza a quell'epoca era differente.
Oppure, appunto, focalizzarmi sulle sottolineature o le evidenzioni per fare tutti i
ragionamenti.
Quindi, ho la possibilità di muovermi concretamente in quella nota, in quel
pensiero e così via.
L'altra idea di fondo è quella di avere anche un link di
riferimento alla fonte dove è possibile, quello è abbastanza evidente.
Ovvio che avere una frase meravigliosa che non sai da chi è
stata detta, caso mai, e la vuoi citare, ma non sai a
chi è riferita, va bene, devi andare sempre a fare la ricerca
su Google, o roba leggiane, ma a volte, per esempio, non so,
ti scrivo una lettera lunga perché non ho tempo, è attribuita credo
da Voltaire, ma è di Pascal.
Cioè, quindi non è neanche poi così semplice fare queste ricerche.
Però poi, giustamente, le chicche, mettiamola così, del passato vengono utilizzate, vengono
riciclate nel tempo da più soggetti.
Quindi, casomai, una cosa che io ti dico, io l'ho rubata da
altri.
Per esempio, se ne capita Epicuro, le cose intelligenti, barra utili.
E appunto uno dei principi che ho recuperato da essenzialismo è proprio
di rileggere i classici perché spesso e volentieri gente di duemila anni
fa ha avuto una vita non simile alla nostra, nel senso che
tecnologicamente, ovviamente, era un mondo diverso, ma sicuramente ha provato cose, vissuto
cose molto simili alle nostre.
Ovviamente, casomai, anche con modalità diverse.
So recentemente, non so se forse te l'avevo girato anche a te,
c'era la Seneca che suggeriva di stare lontano dalla folla e così
via, perché dalla folla poi prendi tutte le cattive abitudini.
E il parallelismo sui social network che per me era evidente una
volta che ho letto quel pezzo, anche se ovviamente Seneca non poteva
immaginare la cosa.
Per cui, appunto, non si è inventato nulla sotto il sole, o
comunque ci sono delle invenzioni che sono uniche come i fratelli Wright,
quando sono riusciti a far volare un aereo, ma sono casi rari
e comunque se non fossero stati loro, probabilmente qualcun altro l'avrebbe fatto,
quindi non è che sicuro.
E poi l'altro concetto che apprezzo tantissimo perché è il concetto che
io sponsorizzo sempre per il paperless, cioè per la digitalizzazione, lavorare in
modo incrementale, cioè non è che poi mettete lì e dire adesso.
Oggi leggo 100 note e faccio la sintesi progressiva di tutto, cerco
di distillarlo.
No, ci torno perché per caso ci sono tornato per mille motivi,
un po' alla volta faccio la distillazione e ovviamente raccolgo il succo
di quello che ho catturato sostanzialmente.
Quindi, anche qui un consiglio molto pratico.
Perché appunto è lo stesso discorso che faccio quando presento la digitalizzazione.
Non è che puoi digitalizzare da loggia domani il tuo ufficio, no,
inizia a digitalizzare, poi progressivamente, in un arco di enne anni, avrai
tutto lo studio digitalizzato, ma se non inizi, ovviamente non finirai mai.
E in te non so.
Cioè, è ovvio che la pratica che tiri fuori ogni due anni
dal cassetto, quella ci metterai del tempo a digitalizzarla, ma la pratica
che appunto gestisci tutti i giorni ha più senso casomai, anche a
recuperare velocemente l'archivio vecchio.
Non so se mi spiego.
Sono tutte cose, non è che si sia inventato delle cose clamorose.
Tuttavia, sinceramente la struttura e i ragionamenti che ha fatto sono sicuramente
interessanti.
Distillare che era molto, l'ho trovata molto concentrata, sembrava una stupidaggine, ma
mi aveva veramente aperto la testa quando ho visto in un'applicazione che
si chiama Uplate Note, che non ho mai utilizzato, ma o perlomeno
per un po' di tempo per riuscire a capire come funzionava.
Ma era bellissimo perché all'interno del loro blog avevano inserito un'immagine che
mi ha aperta veramente la testa e che mi ha avvicinato a
questo tipo di questo modo di pensare che loro la chiamano Idea
Execution Funnel, che è bellissima perché con schema molto visuale, ti fa
capire in effetti come funziona la questione.
In sintesi, loro cosa hanno disegnato?
Hanno disegnato essenzialmente un cono con la parte alta rivolta diciamo la
parte più larga rivolta verso l'alto e la parte più stretta verso
il basso, e dicono che nella parte alta è un invuto perché
il fannel è un invuto.
Quindi c'è la prima parte che è quella più ampia, dove chiamano
Joes, non so quale sia la traduzione giusta, l'ho provato a cercare,
nessuno mi ha mai spiegato.
Comunque lì è la zona dove catturate e scrivete tutto quello che
vi interessa essenzialmente.
Poi si passa alla seconda fase, che è quella delle note, dove
si organizza e si rivede, questa è la parte importante, la revisione
di ciò che si è puntato e strutturarla in note.
Poi è bello perché passa alla parte effettiva, cioè nel senso che
una volta che voi avete iniziato a strutturare questi argomenti in note,
si pasano ai task, che questa qui è la terza fase, dove
praticamente è una questione di pianificazione e prioritazione priorizzazione, esatto, scusate, è
anche un po' tardi, quindi comincio a dice c'è la lingua che
incominciano a essere dalla mia parte.
Interessante perché una volta che avete fatto le note, non si ferma
lì all'organizzazione, ma diventa qualcosa di estremamente pratico.
Perché nel momento in cui fate, mettete i task, arrivate all'ultima, che
è quella che serve appunto ad arrivare all'esecuzione dell'idea.
In effetti, che iniziare a calendarizzare le vostre idee, con ovviamente mettendolo
all'interno del vostro calendario e andando avanti così.
Quindi questa idea era bellissima in amply note perché era tutto collegato,
questo era molto bello.
Che in un'unica applicazione, che poteva essere uno strumento molto interessante, ti
permetteva di prendere, svuotarti il cervello, poi riuscire ad amplificare i concetti
nelle note e poi dalle note si poteva gestire con i task
e poi a calendizzarlo.
Quindi, in una cosa unica, per esempio, questo secondo il mio punto
di vista, e forse addirittura molto più forte come applicazione rispetto a
Notion, però, già soltanto di avere questa immagine così chiara, così semplice
che ti rende chiaro cos'è il funnel, è stata per me veramente
l'avevo fatto anche vedere a Filippo.
Mi aveva veramente aperto la testa.
Quindi iniziate a entrare in questo, diciamo mood, riuscite ad averlo in
testa e riuscite anche a diventare dei distillatori di idee anche a
vostra volta.
Poi considerate sempre questo: il metodo, da un certo punto di vista,
è quello che conta.
Lo strumento, applica semplicemente il metodo.
Quindi, è ovvio che appunto, a prescindere da quale mezzo utilizzate, a
quale strumento utilizzate.
Io adesso ho parlato di high writer e obsidian, ma sono cose
che ho scelto io perché ce le avevo già, perché sapevo già
come funzionavano.
Perché si sposavano per le cose che volevo fare io e come
le volevo fare io.
Bene.
Ma ovviamente nessuno vieta di utilizzare note, anche se non so quanto
sia utile utilizzare notion o utilizzare altri sistemi, per fare le stesse
cose o per fare cose in maniera simile, ma col metodo, con
la modalità che preferite voi.
Poi chiudiamo così andiamo verso la chiusura e la puntata, mettiamola così.
L'ultima code, l'ultima lettera LAE, cioè esprimere.
E qui, anche qui lo ripeto, per alcuni può stonare, diciamo, perché
l'idea di fondo, ti hago forte, è quella appunto che io devo
creare qualcosa a tutti i costi.
Quando a volte la conoscenza è utile per se stesi, o comunque
io, grazie alla conoscenza, arrivo a capire e a gestire meglio me
stesso, gli altri, la situazione che devo affrontare.
Quindi, anche semplicemente la conoscenza è utile per comprendere, non per fare
qualcosa, non so se mi spiego, non per produrre qualcosa.
Ma se dobbiamo produrre, e qui, secondo me, anche qui ha avuto
due o tre ideuzze che a me hanno colpito, cioè la doppia
idea di divergenza e di convergenza, cioè divergenza, cioè farsi trasportare dalle
idee che è la prima parte, cioè la O e la C,
quindi catturare e organizzare del metodo code, come lo definisce lui, che
ti permette di spaziare, quindi di appunto guardare nelle note, di vedere
le somiglianze, di catturare cose di cui hai già sentito parlare o
che sono un'espressione di un concetto che hai già affrontato, ma in
maniera diversa o da un punto di vista diversa.
E invece la convergenza, approccio, appunto totalmente opposto, chiamiamolo così, che è
quello che serve per focalizzare per arrivare al dunque, che ovviamente è
la parte finale del metodo, cioè la D e la E, cioè
distillare e elaborare.
Infine la parte che è abbastanza interessante.
Diciamo forte scrive per un lettore come sottoscritto, dove è bene o
male, nel bene o nel male, io mi ritengo uno scrittore normalmente,
se io scrivo di diritto e scrivo per il diritto quindi scrivo
per un cliente, oppure scrivo per diletto o con articoli e quant'altro.
Comunque, la mia attività principale, diciamo, è di scrittura di narrazione, mettiamoli
in questi termini, per varie cose.
E quindi sono le tecniche per scrivere concentrati.
Secondo me, questi anche qui sono spunti presi da altri.
Però l'arcipelago delle idee è molto carino: cioè avere un insieme di
idee e spunti come un arcipelago di Israel, quindi avere già due
o tre concetti che si vogliono esprimere, si vogliono ragionare, che poi
ti permette di lanciarti perché comunque hai già quadro di idee e
la mappa mentale, per esempio, è un ottimo strumento da questo punto
di vista, secondo me, proprio per avere il famoso arcipelago di idee.
L'altra cosa lo chiama il ponte di Hemingway perché preso da un'idea
di Hemingway, sosteneva di smettere di scrivere quando si sapeva già cosa
scriverai, cioè fermarsi all'apice e non quando devi fare ancora la salita.
Per cui, se sai già cosa andrai a scrivere, quando ti metti
a scrivere, è ovvio che chiamiamo così lavori in discesa, cioè sei
già sopra il monte, e quindi prenderai velocità perché ovviamente scendi, mettiamola
così in questa metafora.
Per cui è spesso e volentieri, appunto Amen Guev dice: Io metto
di scrivere quando sono all'apice dell'esaltazione, quando sono all'apice di un punto,
perché poi dopo, ovviamente, è uno scrittore o un romanziere, quindi è
una cosa diversa, ma perché domani avrò voglia di continuare quello che
stavo scrivendo perché devo finirlo.
Non so se mi spiego.
E effettivamente lo so, prescindendo proprio da tutto, l'ho visto anch'io.
Cioè, quando casomai non ho voglia di iniziare a fare una cosa,
ma quando entri nel mood, quando inizi a fare quella cosa e
quando vedi che poi la mente è abbastanza vicina, è ovvio che
casomai c'è ancora un'ora da fare, quell'ora la fai più volentieri che
pensando che hai cacchio da fare dieci ore per arrivare in fondo
e non ce l'ho minimamente voglia.
Citazione recente perché devo finire una cosa che non ho minimamente voglia
di fare, sto procrastinando in maniera vergognosa da due o tre giorni
a questo punto.
Ma questo capita anche a Filippo:
ma io lo dico sempre: non sono organizzato perché mi piace essere
organizzato, sono organizzato perché ne ho bisogno, altrimenti non farei niente nella
vita, è una necessità, non è uno stile di vita che io
ho abbracciato volontariamente.
Da ultimo, ridurre la portata.
Vabbè, questo qui è molto americano come approccio, però ammetto che da
perfettino quale sono io, sono diventato io, effettivamente è un ottimo consiglio,
è un consiglio che abbiamo dato mille volte anche per fare il
podcast, cioè ridurre il risultato, le funzioni che si vogliono conseguire, primo
punto poi sostanzialmente.
Quindi è come nell'informatica, cioè il Minimal Viable Product, MVP, minimo prodotto
funzionale, ovvero non pensare, voglio fare il podcast della vita che parla
della preistoria umana, la scienza attuale, ma semplicemente parlare di un argomento
come stiamo facendo adesso noi.
Pian pianino, tutte le cose si mettono in fila.
All'inizio facevamo decisamente fatica a buttare fuori una puntata.
Dico che adesso ne facciamo meno, però sicuramente è una fatica diversa.
Il processo ormai è ben strutturato e ben odiato, comunque il grosso
del processo l'abbiamo fatto.
Quindi, per esempio, la parte di editing progressivamente è pesante, ma non
è così pesante come era all'inizio.
Beno male, adesso abbiamo appunto 72 puntate come diceva Valentina l'ultima volta:
iniziamo a dire cacchio, ma lo stiamo facendo da un po'.
Quindi abbiamo anche alle spalle un passato che ci permette anche di
guardare più verso un futuro e anche ci sprona verso il futuro.
So da dove l'ho preso, ma appunto c'era chi diceva che un
podcast professionale, chiamiamolo così, si distingue se superi le 10 o 15
puntate, perché vuol dire che se superi le 10 o 15 puntate,
hai superato quel range dove prima sei esaltato dall'idea, vuoi iniziare a
farlo, lo fai, poi progressivamente perdi lo slancio, e a quel punto
lì o ti fermi e quindi il podcast muore, oppure vai avanti,
e a quel punto lì, ovviamente, la strada, non dico che è
in discesa, ma comunque è sicuramente meno in salita quel primo slancio
che devi fare per fare le prime 10-15 puntate dove tutto è
più complicato, dove non sai ancora affrontare tutti i problemi.
Adesso l'esempio, il podcast direi.
Metti al posto di podcast qualunque cosa, voglio dire, metti appunto fare
l'architetto, fare l'avvocato, iniziare un nuovo lavoro, iniziare una nuova attività imprenditoriale.
È ovvio che all'inizio è tutto più difficile, non hai esperienza, o
anche l'esperienza che hai maturato in altri campi deve essere trasformata in
esperienza specifica di quella branca in cui stai affrontando nuovi passi.
Ed è il bello e il brutto di queste vicende, quindi poi,
appunto, andando piano, non chiedendo la luna, ma chiedendo un prodotto che
sia al minimo dignitoso, mettiamolo così: poche pretese esatto.
Anche perché poi appunto nella tua mente è un prodotto clamoroso, ma
questo l'ho imparato anch'io nel tempo.
Una delle cose, per esempio, non so, i convegni mi terrorizzavano all'inizio
perché, ah, ma non ho detto questo, non ha fatto questo.
80% della gente non sa neanche metà di quello che so io,
ma non perché io sono più intelligente, perché casomai sono argomenti di
cui sanno poco o non sono esperti.
Appunto, io parlavo di informatica per gli avvocati e di processi civili
processi telematici, dove avevo una platea di gente che ne sapeva decisamente
meno del sottoscritto, e quindi è così il discorso.
È ovvio che spesso e volentieri più impari, più sai di non
sapere.
Tornando ai discorsi che abbiamo fatto all'inizio della puntata, e più hai
anche ansia da un certo punto di vista, e hai la cosiddetta
sindrome dell'impostore e così via.
E spesso e volentieri invece fare non dico il prodotto minimale oppure
crudo.
Però, per esempio, anche Tiago Forte non ha creato nulla di clamoroso,
mettiamolo in questi termini, non volendo sminuire l'autore, che comunque, tra l'altro,
ha un impero dietro anche lui.
Quindi, insomma, qualche risultato, qualche risultato l'ha ottenuto, mettiamoli in questi termini,
il discorso è che sicuramente ha saputo vendere bene, ha saputo creare
un pacchetto molto interessante, proprio premendo.
Di fatto, il libro Il Secondo il cervello, credo che sia un
ottimo strumento, un'ottima dimostrazione del metodo stesso, anche se lo si guarda,
in quest'ottica, bella recensione!
su Amazon,
vi deve pagare, mi deve pagare per questo.
Quello che invece non dovete fare voi: essere pagati per lasciarci qualche
simpatica stellina come recensione, super Assist, Super Assist andiamo a chiudere che:
insomma, secondo me siamo andati abbastanza oltre.
Quindi vado a chiudere la puntata.
Mi raccomando, andate a fare qualche bella recensione.
Mettete delle stelline, fate quello che volete, oppure potete anche scriverci: che
ci fa sempre un sacco piacere.
Scrivi a chiocciolapodcast.it.
Questo è l'indirizzo a cui potete trovarci, vi rispondiamo direttamente.
E ovviamente di tutte le cose di cui abbiamo parlato, dico ovviamente
perché ve lo dico da tutte le puntate, trovate tutte le note
all'interno.
Scusate, trovate tutti i link all'interno delle note dell'episodio.
E soprattutto, per quanto riguarda questa puntata che è stata densissima di
concetti, soprattutto di libri.
Troverete tutto quanto su adduepodc.it73.
Dove ci potete trovare sottoscritto come al solito alla mia casa dove
potete trovare tutti i progetti praticamente di cui mi occupo, non tutti,
ne manca qualcuno, ma prima o poi metterò anche quelli.
Lo trovate al sito mac e architettura all'indirizzo march.net.wordpress.com e in tanti
altri posti, ma ormai mi conoscete, invece Filippi, dove lo troviamo?
Direi che a questo punto ci possiamo sentire tra due settimane.
Alla prossima, alla prossima,